Contratti di lavoro alternativi: la GM Powertrain Europe di Torino sperimenta lo “smart work”

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Le ultime settimane sono state di particolare fermento per il mercato del lavoro: il Jobs Act, grazie ai primi due decreti attuativi, ha iniziato a fare il suo ingresso nel mondo del lavoro e, nei giorni scorsi, l’Inps ha diffuso alcuni interessanti dati sulla crescita occupazionale che, sebbene ancora molto distante dal poter colmare i migliaia di posti di lavoro persi negli ultimi anni, lasciano comunque presagire un futuro quantomeno non ulteriormente buio.

In questa fase di neo-sperimentazione, anche alcune aziende continuano fattivamente a svolgere la propria parte, contribuendo ad innovare il mondo del lavoro, che, ormai pacificamente, ha necessità di adeguarsi alle nuove regole di mercato e sociali.

Ancora una volta Torino tenta di tracciare la strada per alcune piccole, ma significative innovazioni.

A decorrere dalla settimana in corso, gli oltre 600 tra ingegneri e ricercatori del Centro di ingegneria della General Motors Powertrain Europe potranno usufruire, per dieci giorni all’anno, della possibilità di lavorare da casa o in un luogo diverso dalla sede, con il supporto di pc, tablet e smart phone: si chiama «Smart work» ed è una forma di lavoro flessibile scelta dalla GM e frutto di un accordo sindacale stipulato una decina di giorni fa.

«Si tratta di un accordo innovativo per un’azienda metalmeccanica -sottolinea Claudio Gonzato della Fiom di Torino- sperimentato in realtà come la Barilla, ad esempio, e che rappresenta un’alternativa, più flessibile, al classico telelavoro»: un’opportunità assai utile nei casi di problemi familiari, ad esempio, o per i lavoratori trasfertisti, che possono lavorare in viaggio in caso di spostamenti.

Il Centro GM di Torino, che lavora in stretta collaborazione con il Politecnico di Torino, è quello dove il gruppo automobilistico americano sviluppa e testa, dal 2005, i motori diesel distribuiti in tutto il mondo. «Qui –aggiunge Gonzato– siamo riusciti anche ad ottenere un accordo migliorativo sul riconoscimento economico per gli straordinari notturni, ad esempio, per chi lavora a ciclo continuo nella fase di test dei motori. Ora l’accordo sullo smart work interessa una platea molto più ampia di lavoratori». Il modello, a questo punto, potrebbe anche estendersi, aggiunge Claudio Suppo sempre della Fiom, «ad esempio ad altre aziende, a cominciare da quelle informatiche, così come a imprese “classiche”, in relazione ad attività di staff e di gestione».

Il «progetto pilota», come è definito nell’accordo siglato dieci giorni fa, prevede la possibilità di fruire dei giorni di smart work a discrezione del lavoratore, e che, nelle giornate di lavoro a distanza, siano riconosciuti diritti come ad esempio i ticket restaurants e la possibilità, in caso di incidente, di beneficiare della copertura assicurativa prevista dalla polizza collettiva stipulata dalla società.

Se è vero, quindi, che è il mercato a fare l’economia, altrettanto può dirsi che sono le imprese ed i lavoratori, a volte ancor prima del legislatore, a dettare “i ritmi” (nonchè le regole) del mondo del lavoro.

Avv. Massimiliano Marche