Editoriale Luglio 2011

Postato in Luglio 2011

L’Editoriale di questo mese è stato redatto dall’avv. Massimiliano Marche, che all’interno dello Studio si occupa prioritariamente di Diritto del Lavoro, materia in cui si è laureato e a cui ha dedicato diversi corsi post-laurea.

Dopo aver avviato il Sito, in queste settimane ci stiamo dedicando all’organizzazione dei corsi di formazione\workshop di cui si è fatto cenno nella prima newsletter, e che vedranno la luce alla fine del prossimo mese di settembre.

Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf”: così ha esaminato la questione della gestione delle reazioni umane ai problemi il dott. Jon Kabat-Zinn, fondatore e professore emerito del Centro di Medicina del Benessere Mentale dell’Università del Massachussets.

Ed è con questo approccio che intendiamo offrire la possibilità di partecipare ai nostri corsi di formazione, il cui obiettivo è quello di fornire all’impresa-partecipante (o eventuali persone fisiche interessate, Clienti e non), gli strumenti necessari per poter affrontare le problematiche giuridiche quotidiane, che, anche se non definitivamente risolvibili, possono essere correttamente gestite.

Inizialmente i workshops avranno ad oggetto due tematiche fondamentali per la gestione quotidiana dell’impresa: “La gestione dei crediti in azienda” e “La gestione del rapporto di lavoro in azienda”.

I corsi saranno tenuti a cicli di 4-5 incontri cadauno presso la nostra Sede; la partecipazione sarà a numero limitato, con lo specifico intento di conferire personalizzazione al servizio, anche in ragione delle domande formulate dai partecipanti, e con l’obiettivo di offrire un prodotto efficace, con quella pragmaticità che, a nostro avviso, deve essere propria di questa tipologia di incontri.

Ulteriori informazioni verranno inviate su richiesta dell’interessato e, in ogni caso, con la newsletter di settembre saranno indicate le prime date disponibili ed i programmi dei due citati workshops.

Venendo, ora, alle novità giuridico-economiche del momento, si segnala Il nuovo accordo interconfederale del 28\06\2011.

Se la crisi economica ancora persiste, nel mondo del lavoro le parti sociali sembrano aver imboccato una nuova strada per la concertazione. Con questo intento, il 28\06\2011 Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto un nuovo accordo interconfederale, che, benchè criticato da alcune parti, pare aver aperto la strada ad un nuovo approccio alla gestione delle relazioni sindacali, che, negli ultimi mesi ed in alcuni settori, aveva visto allontanarsi il sindacato maggiormente rappresentativo (Cgil).

Con tale accordo viene dato maggior rilievo alla contrattazione aziendale (suppletiva rispetto a quella nazionale), nonché regolamentata la rappresentatività minima sindacale su base nazionale (5%), senza la quale un sindacato non è legittimato a partecipare alla contrattazione.

Di particolare rilevanza appare essere, inoltre, la disposizione in merito alla vincolatività del contratto aziendale anche se non sottoscritto da uno o più sindacati firmatari dell’accordo interconfederale, sebbene a determinate condizioni.

Al riguardo, i commenti formulati sono stati molteplici e pare esaustivo l’intervento organico effettuato dall’Adapt in collaborazione con Centro Studi Internazionali e Comparati Marco Biagi, a cui si rimanda qualora interessati ad un maggior approfondimento (http://www.adapt.it/acm-on-line/Home.html).

L’accordo 28\06\2011 costituisce un tentativo di superare le difficoltà emerse nelle vicende Fiat Mirafiori, Pomigliano e Grugliasco, con lo scopo di evitare che gli accordi su base nazionale possano costituire un ostacolo al raggiungimento di accordi su base territoriale-aziendale, in aderenza all’odierna necessità di rendere maggiormente competitive le imprese che operano in Italia, con il consenso dei lavoratori e così riuscendo ad attrarre maggiori capitali stranieri.

Peraltro, la mancata sottoscrizione di alcuni accordi aziendali aveva indotto i Giudici del Lavoro, in primis quelli di Torino, ad accogliere alcuni ricorsi presentati dalla Cgil per asserita condotta antisindacale, per aver alcune aziende “sottaciuto e di fatto negato” l’operatività del contratto dei metalmeccanici 2008 per gli iscritti alla Fiom-Cgil e per i non iscritti che ne facciano richiesta, applicando invece per tutti i lavoratori il contratto 2009 (firmato da tutti i sindacati eccetto la Cgil).

La preventiva stipulazione del nuovo accordo interconfederale, pur auspicando un definitivo e chiarificatore intervento legislativo in materia, avrebbe consentito di regolamentare le ipotesi oggetto di critica da parte della Fiom-Cgil.

La nostra finestra sul mondo ci porta questo mese a segnalare lo sbarco sul mercato americano della Fiat 500, che sta raccogliendo grandi consensi.

Nel paese dei Suv e delle vetture di alta cilindrata per eccellenza, la piccola italiana si appresta ad acquisire importanti fette di mercato, e si presenta con un accattivante spot in onda su tutte le principali emittenti radiotelevisive made in Usa: http://www.auto.it/novita/fiat/500/2010/11/22-6809/Spot+Fiat+500+for+USA,+il+video.

L’impresa Fiat è protagonista in questi anni di accesi dibattiti: un’azienda estremamente rinnovata dalla cura Marchionne, che sta raccogliendo grande consenso oltre oceano ma che segna il passo in Europa, ed in particolare in Italia.

E’ molto difficile esprimere un giudizio che possa non esporsi a critiche; a parere di chi scrive, Fiat oggi è indubitabilmente un’azienda “del mondo”, che ha saputo cavalcare la crisi e cogliere le migliori opportunità che il mondo globalizzato offre. Tuttavia, nei panni di Marchionne, non sottovaluterei l’appeal che deriva dal produrre e commercializzare un prodotto italiano, e per tale motivo riterrei preminente che Fiat continui a contraddistinguersi per la sua italianità. Ciò significa, in concreto, che il mercato italiano, e della vecchia Europa in senso lato, può anche non consentire grandi utili -atteso i differenti costi di produzione rispetto ai paesi cosiddetti emergenti- ma questo gap sarà di gran lunga compensato con le vendite negli altri continenti, qualora le classi sociali di quei paesi -con particolare riferimento alla classe media- potranno acquistare un prodotto made in Italy.

Pertanto, il requisito dell’italianità non deve essere considerato soltanto un valore affettivo del passato, ma lo strumento per consentire a Fiat di continuare la sua espansione nel mondo, anche nel rispetto di tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno contribuito e contribuiscono quotidianamente a questo risultato.

 

Avv. Massimiliano Marche