Editoriale Agosto 2011

Postato in Agosto 2011

LA MEDIAZIONE, L’ULTIMO BLUFF

Cari lettori,

Ho a lungo pensato, nelle scorse settimane, ad un argomento appropriato per questo mese di agosto, e, in attesa di capire come evolverà questa crisi dei mercati, che, guarda un po’, pare non si fidino più (…’sti cattivoni) dell’Italia e trattano i nostri titoli di Stato come carta straccia, desidero intrattenervi su una delle più recenti e discusse riforme in tema di giustizia civile, la mediazione.

Premetto che a mio parere si tratta dell’ennesima fregatura, nel senso che ancora una volta si tenta di migliorare l’efficienza dei nostri Tribunali trasferendo le controversie al di fuori delle aule di giustizia.

In concreto, il Legislatore ha introdotto un sistema secondo cui -salvo rare eccezioni- qualunque lite deve obbligatoriamente essere preceduta da un tentativo di conciliazione, da espletarsi davanti ad un cosiddetto Mediatore.

Corollari a questo sistema, le parti non devono necessariamente munirsi di un avvocato, il mediatore può -più o meno- essere chiunque, la mediazione ha un costo, la parte che non accetta la proposta di conciliazione che il mediatore formulerà, pagherà tutte le spese qualora nella successiva fase giudiziaria il giudice dirà che aveva ragione il mediatore.

E’ un po’ come se per migliorare la Sanità (con l’equazione diritto penale = chirurgia, diritto civile = medicina), si obbligasse il malato a rivolgersi dapprima ad un guaritore (…un po’ come succedeva anni fa soprattutto in certe regioni dove le strutture mancavano, e, ahimè, ancora oggi per coloro che non si fidano della medicina tradizionale), pagarlo, e poi, se proprio non dovesse guarire, allora sì che potrà andare dal medico! (ma attenzione, per accedervi dovrà documentare il passaggio precedente, e se le medicine che gli aveva consigliato il guaritore era giuste, la visita dal medico gli costerà il doppio).

Mi spiace dover dare un giudizio così negativo sull’argomento, ma credo di avere le mie buone ragioni.

Anzitutto, questa riforma travolge completamente il precedente sistema conciliativo, che (ovviamente) esisteva e che, a mio parere, avrebbe potuto funzionare benissimo qualora fosse stato debitamente rafforzato; mi riferisco al tentativo di conciliazione della lite avanti al Magistrato investito del giudizio. Fino a qualche anno fa, infatti, alla prima udienza le parti erano tenute a comparire personalmente avanti al giudice, e quest’ultimo era tenuto a sentirle liberamente e a tentarne la conciliazione.

I vantaggi rispetto all’attuale riforma erano inestimabili: si andava di fronte all’organo competente per eccellenza, e cioè il Magistrato che avrebbe poi deciso la lite; ci si andava con il proprio legale, che meglio di chiunque altro era in grado di approntare le opportune difese; tutte le parti erano tutelate dalla presenza dei rispettivi avvocati; il tentativo di conciliazione avveniva a “carte scoperte”, e cioè con tutte le difese -in fatto e in diritto- già approntate ed esibite al giudicante; se la conciliazione non riusciva la causa proseguiva, senza ulteriori perdite di tempo e senza costi aggiuntivi.

Non si può comprendere, francamente, come il nostro legislatore abbia abbandonato tale sistema, anziché rafforzarlo magari con appropriati controlli e sistemi di monitoraggio dei vari Tribunali e Sezioni Distaccate.

L’unico ambito in cui questa tipologia di procedura permane riguarda le cause di lavoro, che, guarda caso, sono le uniche controversie ove, con particolare riferimento al Tribunale di Torino, molti giudizi vengono conciliati in prima udienza, e le cause che rimangono vengono di conseguenza trattate celermente, in quanto i giudici, riuscendo ad eliminare buona parte del contenzioso grazie ad un’appropriata conciliazione, hanno più tempo da dedicare a quelle liti ove la conciliazione non riesce. Il tutto, con somma soddisfazione delle parti e di tutti gli addetti ai lavori, avvocati e giudici in primis.

Il governo, a fronte delle legittime doglianze di tutta l’Avvocatura, ha difeso la riforma dicendo che era l’Europa a chiederla, ma anche in questo caso ha raccontato sonore frottole.

La norma, infatti, trae ispirazione dalla Direttiva n° 2008\52\CE, che tuttavia doveva riguardare le sole controversie transfrontaliere, pur non vietando di estenderla ad altri procedimenti. Certamente, le liti internazionali necessitano di una previsione conciliativa ante causam, in quanto in tali ambiti, la mancanza di una lingua e di un diritto comuni effettivamente crea complicazioni e costi spesso insormontabili, e quindi ben venga un sistema che possa evitarli.

Ma lo spirito della Direttiva è stato completamente stravolto, eliminandone anzitutto la facoltatività (secondo autorevoli commentatori, l’Italia è l’unica nazione europea ad avere reso, potendo scegliere la preferenziale facoltatività prevista dalla Direttiva, la mediazione obbligatoria).

Ci sarebbe molto da dire anche sui requisiti per diventare Mediatore, ma mi astengo da ulteriori commenti; sicuramente …è nata una nuova professione.

Nei prossimi mesi sapremo quali sono i risultati di questo nuovo sistema, al momento gli stessi paiono essere fortemente negativi.

Ma i numeri, a parere di chi scrive, non sono tutto.

La verità è che il sistema giustizia, ancora una volta, ne esce pesantemente sconfitto, atteso che obbligare il cittadino a trattare la sua lite avanti ad un soggetto che non è un giudice, consentirgli di farlo anche senza un avvocato (e magari scontrarsi con una parte che l’avvocato ce l’ha e anche bravo), imporgli un costo, e con l’ulteriore presagio di pregiudizievoli conseguenze qualora non accetti il responso del mediatore, beh, se questa è giustizia …buone vacanze a tutti.

 

Avv. Marco Capello