Editoriale Dicembre 2011

Postato in Dicembre 2011

La crisi della coppia genitoriale e l'affidamento condiviso

Questo Editoriale è stato redatto dalla dott.ssa Carlotta Graziano, che collabora con lo Studio da oltre un anno e che si occupa prioritariamente di tematiche legate al diritto di famiglia.

Il presente Editoriale diverge dai precedenti, in quanto, per il tema trattato, l’indirizzo non è propriamente aziendale, ma gli imprenditori sono anche e soprattutto genitori, e come tali non disdegneranno -almeno questo mese- di leggere argomenti che si occupano della sfera familiare. Ovviamente, auspichiamo che l’Editoriale sia particolarmente apprezzato da coloro che imprenditori non sono, e, perchè no, anche da coloro che genitori non sono.

La disciplina dell'affidamento dei figli minori nei casi di crisi familiare è in continua evoluzione, in quanto la percezione dell’efficacia della sua applicazione è fortemente influenzata, in primo luogo, dai continui mutamenti della coscienza sociale comune e parte della collettività.

In particolare, negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una radicale trasformazione dell’idea di famiglia tradizionale, non più caratterizzata dalla rigida ripartizione dei ruoli genitoriali, che assegnavano alla madre la cura dei figli ed al padre l’attività lavorativa all'esterno della famiglia, mutamento generazionale accentuato ancor di più nelle famiglie teatro di separazioni coniugali con figli minori.

Presa coscienza di tale cambiamento, i rappresentanti delle associazioni e dei comitati di settore hanno iniziato a lamentare, da un lato, l'inconciliabilità dell’allora legislazione -che prevedeva, quale regola generale, l’affidamento esclusivo dei figli ad uno dei genitori- rispetto ai principi sanciti sia dalla Costituzione italiana sia dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, e, dall'altro, la disattenzione dei giudici ai bisogni affettivi ed educativi dei minori e la conseguente prassi giurisprudenziale caratterizzata da un elevato affidamento esclusivo in favore delle madri.

Tale situazione aveva, quindi, indotto il legislatore italiano, sulla scorta dell'esperienza di alcuni paesi europei quali il Belgio e la Francia, ad attuare una radicale inversione di tendenza, volta a sollecitare il raggiungimento di soluzioni condivise fra i genitori per preservare l'interesse morale e materiale dei figli, intento che si è concretizzato con la legge 8 febbraio 2006 n. 54.

Tale normativa, volta a modificare le disposizioni codicistiche in materia di affidamento dei figli nelle separazione coniugali, è stata caratterizzata dall’introduzione del nuovo istituto dell'affidamento condiviso e, quale corollario, del principio della bi-genitorialità, sanciti in particolare dall'art. 155 c.c., in base al quale "Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale […] La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente”.

L'affidamento congiunto è quindi caratterizzato dall’esercizio congiunto della potestà genitoriale e dalla volontà di raggiungere un progetto comune di cura e di educazione dei figli, nel quale i genitori possano suddividersi in modo responsabile ed eguale i compiti di amministrazione ordinaria, gestendoli se del caso anche in modo disgiunto.

Tale impianto normativo ha, pertanto, posto a fondamento delle relazioni genitoriali il preminente interesse del minore alla serenità, alla stabilità dei rapporti affettivi con entrambi i genitori, al bisogno di un armonico ed equilibrato sviluppo psico-fisico.

Tuttavia, la legge n. 54\2006 è stata sin da subito oggetto di critiche da più fronti, in quanto, da un lato, le associazioni a tutela delle donne -quale ad esempio l'Associazione Donne Giuriste- sostenevano che questa tipologia di affidamento congiunto potesse costituire uno strumento in mano ai padri per controllare le ex-mogli ed i figli, mentre, dall'altro lato, le associazioni di padri separati -quale ad esempio la Papà Separati Onlus- riteneva che tale riforma fosse un mezzo per legittimare facilmente l’esclusione di un genitore.

Inoltre, gli stessi sostenitori della riforma del 2006 denunciano ora numerose lacune della norma novellata, nonché persistenti disfunzioni nell'applicazione della stessa da parte dei Tribunali, con conseguente disomogeneità dei provvedimenti adottati e negazione dell'affidamento condiviso spesso a danno dei padri.

Quanto sopra ha indotto il legislatore alla predisposizione di un nuovo disegno di legge, c.d. "affido condiviso bis", scaturito dal lavoro di ricerca di specialisti del settore, volto a rendere inequivoci ed ineludibili i concetti di pariteticità dei genitori, di pari responsabilità e assunzione di concreti doveri, di doppio riferimento abitativo per il minore, di formale e presunta parità economica dei genitori e di possibilità residuale di escludere uno dei due genitori dall'affidamento solo in presenza di una sua dimostrata pericolosità nei confronti dei figli.

Tali riforme legislative non sembrano, tuttavia ed a parere di chi scrive, idonee a creare solide premesse per il cambiamento radicale dei rapporti fra ex coniugi e figli, in quanto tali tematiche investono nel profondo le relazioni e le emozioni familiari, i rapporti personali, le sensibilità caratteriali e le ripartizione dei compiti domestici e di cura dei figli.

Ai fini di una reale applicazione del principio della bi-genitorialità sarebbe forse necessario, nonché doveroso, un consapevole intervento culturale sulle responsabilità familiari e genitoriali, volto a far comprendere le dinamiche delle nuove realtà delle famiglie moderne, un intervento di tipo psicologico e relazionale a sostegno della genitorialità, soprattutto nei casi di conflittualità, da considerarsi indispensabile per tutelare il vero interesse comune alle parti in causa, ossia i figli e la loro crescita.

A testimonianza della necessità di intervenire culturalmente -e non soltanto giuridicamente- al fine di scoprire nuovi approcci per comprendere la sensibilità e le esigenze dei figli, spesso coinvolti in situazioni familiari caratterizzate da litigi e da improvvisi ed inspiegabili allontanamenti di uno dei genitori, si segnala il libro Sotto il temporale – Fiabe ombrello per famiglie in trasformazione, di Manuela Mareso (Edizioni Gruppo Abele, 2011).

Ed è proprio un libro di fiabe, nel quale l’immaginazione dei bambini aiuta gli adulti a trovare le giuste soluzioni per affrontare le nuove dinamiche familiari e per riuscire a trasmetterle ai propri figli, a offrire la chiave di lettura per meglio comprendere il principio della bi-genitorialità e garantire ai figli un rapporto equilibrato con i genitori ed una serena crescita emotiva.

In conclusione, come ci insegna la scrittrice, rammento a tutti i fautori e non dell'affidamento congiunto che quando ci si sente soli e smarriti, occorre guardarsi attorno con occhi magici perché si potrà sempre trovare, come sottolinea la psicoterapeuta Maria Rita Parsi nella prefazione, "un ranocchio a cui chiedere".

Dott.ssa Carlotta Graziano