Editoriale Gennaio 2012

Postato in Gennaio 2012

La composizione della crisi da sovraindebitamento

 

L'Editoriale di questo mese, redatto dall'avv. Massimiliano Marche, è dedicato a parte del contenuto di uno dei recenti Decreti Legge emessi dal Governo Monti: la composizione della crisi da sovraindebitamento (Decreto Legge 22\12\2011 n. 212).

La novità introdotta dal citato Decreto Legge prende spunto dall'evidente e ormai tangibile diffusione di carenza di solvibilità che ha coinvolto e continua più che mai a coinvolgere non solo le medie-grandi realtà imprenditoriali, ma anche (e, forse, soprattutto) le famiglie italiane ed il tessuto produttivo piccolo e di microimpresa.

Grazie ad una procedura per certi versi analoga al fallimento ed al concordato preventivo, anche le famiglie (consumatori\persone fisiche) e le piccole imprese (ovvero quei soggetti esclusi dalla disciplina della Legge Fallimentare, R.D. 267\1942), possono ora utilizzare un procedimento di esdebitazione analogo a quello oggi previsto per le imprese, per mezzo del ricorso al concordato preventivo.

Con il provvedimento del Governo, ai soggetti cosiddetti “non fallibili” viene offerta la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti, che determini la finale esdebitazione del soggetto in crisi.

In sostanza si tratta di una procedura che libera il debitore per sempre dalle sue obbligazioni concordando un piano di rientro con i propri creditori, il tutto sotto il controllo dell'autorità giudiziaria che, tuttavia, si limiterà all'omologazione dell'accordo raggiunto tra debitore e creditori (come sostanzialmente già avviene con il concordato preventivo).

Il compito di gestione del merito della vicenda è affidato ad un organismo di composizione della crisi, di nuova istituzione, che, composto da professionisti in possesso di adeguata preparazione, favorisce la definizione dell'accordo e ne segue l'attuazione.

Soffermiamoci, ora, sul funzionamento di tale innovativo strumento di ristrutturazione del debito.

L'articolo 1 del Decreto Legge evidenzia le finalità e le definizioni delle situazioni di indebitamento, introducendo il dettaglio della procedura, poi disciplinata negli articoli successivi.

Di particolare interesse, sotto questo aspetto ed in via preliminare, è l'equiparazione delle fattispecie di sovraindebitamento del debitore e del consumatore, così come definito dal Codice del Consumo (D.lgs. 206\2005).

L'articolo 2 del testo normativo individua i presupposti oggettivi per l'ammissibilità dell'accordo, e più precisamente:

  • mancato ricorso dell'istante alla medesima procedura nei tre anni precedenti

  • non assoggettabilità dell'istante alle procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, etc.)

A tali requisiti oggettivi si affiancano quelli soggettivi e consistenti:

  • nella sussistenza di uno stato di sovraindebitamento così come definito dal secondo comma dell'art. 1 (“...perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte” nonché “incapacità...di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni”);

  • nella predisposizione di un piano di rientro che assicuri “...la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma” (articolo 3, comma 1), comprese cessioni di crediti futuri, affidamento del patrimonio ad un fiduciario per la liquidazione, custodia e distribuzione del ricavato ai creditori.

I generali elementi costitutivi di cui sopra -che devono mirare alla ristrutturazione dei debiti e alla soddisfazione dei creditori- devono essere corredati dalla sussistenza di altri requisiti della proposta di accordo, ed in particolare:

  • pagamento integrale dei creditori privilegiati (ad esempio: lavoratori dipendenti, agenti, fornitori-artigiani, etc.);

  • regolare pagamento degli eventuali creditori estranei all'accordo;

  • indicazione di termini e modalità di pagamento, garanzie prestate e previsione dei modi di liquidazione dei beni indicati nella proposta.

Tale proposta di accordo, da depositare innanzi al Tribunale presso il cui circondario il debitore ha la propria sede legale o residenza, deve essere corredata da:

  • movimentazioni contabili alla data del deposito;

  • elenco dei creditori e dei rispettivi crediti

  • riepilogo degli di disposizione compiuti negli ultimi 5 anni

  • scritture contabili (in caso di esercizio di impresa)

Il procedimento davanti al Tribunale è stato disciplinato in maniera il più possibile semplificata, con una fase introduttiva finalizzata ad accertare, anzitutto, l'ammissibilità della proposta (riscontro formale sulla ricorrenza dei requisiti di legge), senza ulteriore approfondimento sulla preliminare valenza della proposta o della garanzia offerta dall'eventuale terzo, e con la fissazione di un'udienza la cui indicazione viene comunicata ai creditori per mezzo di un decreto.

A tale udienza il giudice, accertata l'assenza di opposizioni o atti in frode ai creditori, dispone, per non oltre 120 giorni, la sospensione di azione esecutive e\o sequestri preventivi \ conservativi.

I creditori sono poi chiamati ad esprimere il proprio voto in ordine alla proposta avanzata che, se accolta dal 70% dei creditori (50% in caso di sovraindebitamento del consumatore), viene omologata dal Tribunale ed eseguita secondo le modalità proposte.

Particolare attenzione è stata posta dal legislatore alla possibilità di impugnazione e risoluzione dell'accordo (art. 7 D.L. 212\2011), laddove è stato previsto che l'accordo è annullabile quando “è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo ovvero dolosamente simulate attività inesistenti”.

Analogamente, l'accordo, entro un anno dalla scadenza del termine fissato per il suo ultimo adempimento, può essere risolto se il proponente non adempie alle obbligazioni assunte con lo stesso, se le garanzie promesse non vengono costituite o se l'esecuzione dell'accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore.

Il nuovo strumento di tutela delle posizioni debitorie del consumatore \ persona fisica e della piccola realtà imprenditoriale è stata accolta positivamente in modo bipartisan, non solo dalle realtà politiche dei diversi schieramenti, ma anche dalle associazioni dei consumatori e dalle categorie rappresentanti gli operatori economici di quasi tutti i settori.

Non di meno, il provvedimento normativo è stato accolto con plauso anche dal Presidente del Tribunale di Torino -Cons. Luciano Panzani-, secondo cui un punto di forza è sicuramente rappresentato dal fatto “che i creditori sono in genere più che pronti ad accettare soluzioni transattive che gli consentano di evitare i tempi e i costi del procedimento giudiziale. Chiunque frequenti un'aula di giustizia può confermare quest'affermazione. L'accordo di ristrutturazione della crisi da sovraindebitamento potrà sicuramente funzionare, soprattutto quando vi siano a fianco del debitore familiari o altri soggetti disposti a offrire garanzie sui propri beni per l'esecuzione dell'accordo” (fonte ItaliaOggi).

Al riguardo si ritiene che, pur essendo lo strumento in esame non certamente esente da criticità più o meno superabili (in primis, l'eventuale possibilità di abuso che alcuni soggetti potrebbero farne, così come peraltro verificatosi e continua a verificarsi talvolta per la procedura di concordato preventivo da parte di alcuni operatori economici), la soluzione adottata dall'esecutivo appare opportuna in questo periodo “di magra”, e idonea -almeno in linea teorica- a raggiungere un duplice obiettivo.

Da un lato, infatti, il debitore ha a disposizione un nuovo strumento per tentare di risolvere bonariamente, celermente e senza strascico alcuno la propria complessiva posizione finanziaria negativa, non incorrendo in altre conseguenze, se non quelle del porre in esecuzione l'accordo prospettato ai creditori.

Dall'altro, i creditori verrebbero soddisfatti, almeno in parte, delle proprie pretese che, fatta salva l'eventuale non solvibilità del debitore, non avrebbero potuto trovare soddisfazione se non per mezzo di un'azione giudiziaria che -come noto a chi si imbatte abitualmente o si è in precedenza imbattuto- richiede spesso una elevata pazienza per i tempi occorrenti, con costi elevati e risultati poco certi.

Il nuovo strumento offerto a consumatori \ persone fisiche e piccole imprese, quindi, costituisce un'importante novità ed opportunità per chi intende risolvere definitivamente una spiacevole -e talvolta anche limitante- situazione debitoria.

 

Se possiamo -conclusivamente- esprimere anche qualche critica e dissentire dai più, ci permettiamo di evidenziare che sia con la riforma del diritto fallimentare, sia con questo nuovo decreto legge, il nostro ordinamento pone grande -e doverosa- attenzione ai cosiddetti “debitori”, consentendogli la salvezza a “poco prezzo”:

a quando, però, una tutela vera anche per i creditori ?, ossia per tutti coloro che confidano di poter incassare i loro crediti, ma che, giorno dopo giorno, si vedono quotidianamente recapitare comunicazioni con cui i propri debitori hanno chiesto di accedere al concordato preventivo, o a questa nuova procedura di esdebitazione, e sono costretti ad accettare pesanti decurtazioni ai loro legittimi e sacrosanti crediti ?,

e magari, dovendo loro malgrado accettare detti tagli, sono poi costretti a loro volta a chiedere l’esdebitazione, o il concordato preventivo, o, in taluni più gravi casi, il fallimento ?

 

Auspicando di poter fornire -anche a loro- una risposta magari positiva in tempi -magari-ragionevoli, ci congediamo dai nostri lettori.

 

Avv. Massimiliano Marche