Editoriale Marzo 2012

Postato in Marzo 2012

Quando le riforme corrono verso le giuste direzioni

Cari Lettori,

l'Editoriale di questo mese è ispirato ad un articolo contenuto nel Decreto Legge n. 1\2012 (Decreto Crescitalia) convertito nella Legge n. 27 del 24\03\2012, interessante non solo per le novità di impostazione che contiene, ma anche perché, finalmente, pare intrapresa la giusta direzione riformatrice.

La decisione di affrontare questo tema è maturata anche grazie alla segnalazione di un nostro Cliente operante nel settore agroalimentare; il nostro Studio, al riguardo, assiste importanti aziende del settore agroalimentare (dalla produzione alla distribuzione e trasporto), e, pertanto, è anche nostro interesse rivolgere l'attenzione alla novità normativa introdotta.

L'art. 62 D.L. 1\2012 così recita (nelle parti oggetto di esame del presente editoriale):

1. I contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore finale, sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano a pena di nullita' la durata, le quantita' e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalita' di consegna e di pagamento. I contratti devono essere informati a principi di trasparenza, correttezza, proporzionalita' e reciproca corrispettivita' delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti. La nullita' del contratto puo' anche essere rilevata d'ufficio dal giudice...(omissis)...3. Per i contratti di cui al comma 1, il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato per le merci deteriorabili entro il termine legale di trenta giorni e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni. In entrambi i casi il termine decorre dall'ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. Gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine. In questi casi il saggio degli interessi e' maggiorato di ulteriori due punti percentuali ed e' inderogabile (1)...(omissis)...5. Salvo che il fatto costituisca reato, il contraente, ad eccezione del consumatore finale, che contravviene agli obblighi di cui al comma 1 e' sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516,00 a euro 20.000,00. L'entita' della sanzione e' determinata facendo riferimento al valore dei beni oggetto di cessione. 6. Salvo che il fatto costituisca reato, il contraente, ad eccezione del consumatore finale, che contravviene agli obblighi di cui al comma 2 e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516,00 a euro 3.000,00. La misura della sanzione e' determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i divieti di cui al comma 2. 7. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto, da parte del debitore, dei termini di pagamento stabiliti al comma 3 e' punito con sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a euro 500.000. L'entita' della sanzione viene determinata in ragione del fatturato dell'azienda, della ricorrenza e della misura dei ritardi.”.

Ma perchè tale norma costituisce una novità, “meritando” il nostro Editoriale mensile, e si muove verso la giusta direzione?

Le ragioni sono essenzialmente quattro, e vanno esaminate con riferimento anche ad altri settori produttivi italiani.

Anzitutto, è condivisibile la scelta di intervenire energicamente in un settore, come quello agroalimentare, che rappresenta indiscutibilmente un'eccellenza nel nostro Paese: introdurre (sebbene ancora in modo non del tutto completo e comunque graduale) riforme in un settore che, ad oggi, costituisce uno degli elementi trainanti della nostra economia, significa lanciare un messaggio chiaro non solo agli operatori del settore, ma anche e soprattutto agli operatori economici in genere, anche a chi guarda all'Italia dall'estero.

Se si osserva, anche solo superficialmente, il tessuto economico del nostro Paese non si non può rilevare come il settore alimentare, così come quello turistico e dei prodotti di eccellenza, costituisce il punto di forza ed il futuro per l'Italia, ragion per cui è sempre più auspicabile che i governi -e non solo quelli tecnici- possano guardare a tali settori in modo costruttivo, implementandone le attività ed incentivandone lo sviluppo, magari anche con riforme come quella in esame.

In secondo luogo, e venendo più specificamente al merito del provvedimento, nel primo comma viene statuita l'obbligatorietà della stipulazione in forma scritta -e conseguente nullità in caso di sua mancanza- di tutti i contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari (ad eccezione, diremmo “ovviamente”, di quelli con il consumatore finale).

Ciò consentirà -almeno nelle intenzioni- di tracciare con precisione ed auspicatamente con i dovuti controlli i prodotti agroalimentari in circolazione nel nostro Paese, evitando così di incorrere in falsi “Made in Italy” o prodotti dall'origine non meglio accertata.

Terzo elemento -e probabilmente quello di più diretto interesse per le aziende del settore- è la previsione di un termine massimo ed inderogabile (comma 3) entro il quale deve essere effettuato il pagamento del corrispettivo per i contratti di cui al primo comma, sia per i prodotti deteriorabili che non, e la disposizione di una maggiorazione ulteriore di interessi in caso di ritardato pagamento.

La novità introdotta è un sicuro esempio da riproporre anche per altre categorie merceologiche e, a ben vedere, da estendere in un futuro (che non si auspica lontano) a tutti i settori produttivi.

In uno dei nostri precedenti Editoriali ci siamo soffermati sul principio -ormai consolidato- del favor debitoris in molte delle riforme legislative degli ultimi anni (si ricordano, in particolare, quelle sulla legge fallimentare), ma la norma in esame pare, invece, dirigersi verso la direzione opposta, prevedendo appunto un termine massimo entro il quale i pagamenti devono essere effettuati, pena la debenza di maggiori interessi (ma, come vedremo, non solo).

Se un tale tipo di disposizione venisse introdotta anche negli altri settori, potrebbe certamente essere di incentivo a pagamenti più puntuali e rapidi; si pensi che nel 2011 le imprese di Francia, Inghilterra e Germania hanno accorciato -seppur di poco, ma nonostante la crisi economica della vecchia Europa- i tempi medi di pagamento, tutti inferiori a 40 giorni, mentre in Italia un'azienda privata impiega in media poco meno di 90 giorni per ricevere un pagamento da un'altra azienda privata.

Ancor più auspicabile è introdurre una norma analoga anche per i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione, e l'argomento è da mesi al centro del dibattito politico nazionale: un'Asl calabrese impiega più di 800 giorni a corrispondere il dovuto ad un proprio fornitore sanitario, ed un Asl del nord Italia circa 180 (dati che si commentano da soli).

Infine, e venendo così al quarto elemento, appare addirittura quasi coraggioso l'impianto sanzionatorio previsto del legislatore ai commi 6 e 7 dell'art. 62 e, in particolare, del secondo comma citato.

La disposizione normativa, infatti, non soltanto prevede un termine massimo di pagamento e l'applicazione di una maggiorazione di interessi, ma il legislatore si è spinto ben oltre prevedendo una sanzione amministrativa (nella misura addirittura massima di € 500.000,00, partendo da una minima di € 500,00) in caso di ritardo nel pagamento.

Ciò costituisce un importante deterrente per evitare di incorrere in un ritardo che comporterebbe, appunto, la debenza del capitale, di interessi maggiorati e di una sanzione, ovvero un mix di elementi fortemente disincentivanti per chi volesse venir meno alla puntualità del versamento.

Conclusivamente, quindi, la norma in esame appare finalmente muoversi nella direzione della tutela del creditore, e lo schema adottato non si vede perchè non possa essere utilizzato anche per altri settori (senza escludere, magari, un mitigamento delle sanzioni): troppo spesso, infatti, la crisi economica -che, si badi bene, sicuramente esiste- costituisce un pretesto per procrastinare il più possibile i pagamenti, ma non sempre è la vera ragione che determina il ritardo.

Inoltre, fornire agli imprenditori tempi certi per i pagamenti costituisce sicuramente un incentivo a fare impresa, anche e soprattutto da parte degli operatori stranieri.

Probabilmente, e lo auspichiamo, non è un caso che il legislatore abbia voluto fornire un segnale forte, e, nel suo piccolo, rivoluzionario partendo proprio da un settore, come quello agroalimentare, che certamente è uno dei fiori all'occhiello del nostro Paese.

Ringraziamo, infine, la segnalazione ricevuta in merito alla novità legislativa ora esaminata, invitando tutti i lettori ad inoltrare, se lo ritengono, ulteriori richieste in tal senso.

Avv. Massimiliano Marche

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