Prevenzione e contrasto all’evasione: soffia un vento più leggero?

Postato in Settembre 2014

Cari lettori,

dopo la breve pausa estiva, dedichiamo il nostro Editoriale mensile ad un tema “caldo”: parleremo di evasione, elusione e degli strumenti messi in campo dallo Stato per contrastare questi fenomeni.

Innanzitutto, qual è la differenza -spesso misconosciuta- tra evasione ed elusione?

 

Mentre l’evasione consiste nel mancato pagamento del tributo prescritto dalla legge attraverso mezzi illeciti (ad esempio frodi od irregolarità contabili), con l’elusione il contribuente utilizza mezzi leciti, che rispettano alla lettera la legge, ma con l’intenzione di sottrarsi in tutto o in parte al pagamento del tributo  (interposizione fittizia di persone, localizzazione in paradisi fiscali, cessioni di attività).

In sostanza, il fine è il medesimo, cambiano i mezzi utilizzati.

Limitandoci alla sola evasione fiscale, si può fornire qualche numero; tutti li abbiamo ripetutamente ascoltati, tempestati come siamo da politici, telegiornali, talk show et similia, ma sono effettivamente allarmanti: stime recenti collocano la percentuale di evasione nel nostro Paese al 27% del Pil, con circa 180 miliardi di euro di tasse perse ogni anno.

A questi, si può aggiungere che in Italia ogni 100 euro dovuti (e pagati) all’Erario, altri 38 vengono evasi.

Interessante il dato della distribuzione dell’evasione su base regionale: fanno peggio di tutti Molise e Basilicata con 64,47 euro evasi ogni 100 pagati, mentre la regione più virtuosa sembra essere il  Trentino Alto Adige, con 20,31 euro evasi su 100 pagati.

Inutile dire che le medie italiane battono di gran lunga quelle degli altri Paesi europei, sia come percentuali che come dato assoluto.

In tutto questo, si inserisce l’azione di contrasto dell’Agenzia delle Entrate, guidata dal nuovo direttore Rossella Orlandi.

Senza dilungarci sui vari strumenti utilizzati dagli enti preposti, può essere interessante analizzare brevemente la recentissima circolare n. 25/E emanata dall’Agenzia e riguardante gli indirizzi operativi per l’anno 2014.

Al centro della circolare, alcune indicazioni che l’Agenzia intende fornire riguardo a grandi e piccoli contribuenti (e potenziali evasori), oltre che al redditometro ed agli studi di settore; in generale, sembra che l’ente abbia intuito le grandi difficoltà dei normali cittadini e contribuenti nel rispondere e regolarsi rispetto alla macchina pubblica, difficoltà acuite dalla crisi galoppante e da livelli di tassazione ormai fuori controllo, uniti ad una legislazione mai abbastanza chiara.

Nella circolare particolare impegno viene richiesto per “l’approfondimento dei comportamenti evasivi più gravi”, quelli cioè che “oltre ad avere impatti rilevanti sul gettito erariale, provocano distorsioni alla libera concorrenza che, in un contesto economico come quello attuale, amplificano la loro portata lesiva a danno dei contribuenti che adottano comportamenti leali con il Fisco.”

Alla ricerca di una sorta di “equità” nel punire i comportamenti illeciti dei contribuenti, l’Agenzia inserisce poi un successivo passaggio, invitando ad effettuare controlli particolari nell’ottica di identificare eventuali “ricorrenze di comportamenti evasivi/elusivi identici da parte di una pluralità di imprese e/o professionisti, collocati in specifiche aree territoriali”.

In sostanza, un occhio di riguardo agli evasori recidivi, specialmente in zone specifiche del nostro Paese.

La ratio della recente circolare, quindi, sembra preposta al tentativo di controllo da incentrarsi sui “grandi” evasori ed in particolare su quelli “seriali”; se fosse vero, questo dovrebbe permettere di dare respiro ai piccoli contribuenti -ovviamente, se onesti ed in regola-.

A fianco ad una maggiore attenzione prestata ai grandi fenomeni evasivi, come ad esempio la delocalizzazione dei redditi verso paesi fiscalmente più favorevoli, l’Agenzia invita ad utilizzare le indagini finanziarie evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari.

In tal senso, la circolare prevede anche di “utilizzare i diversi strumenti di ricostruzione presuntiva del reddito con la massima attenzione, evitando di contestare redditi non connessi con la concreta realtà riferibile al contribuente ed alla sua effettiva capacità contributiva.”

Deve essere letto in quest’ottica anche il ripetuto invito a “dare centralità al contraddittorio”, in modo da consentire la partecipazione del cittadino sia in sede istruttoria che di definizione del dovuto.

E per quanto a studi di settore e redditometro, veri “spauracchi” dei piccoli contribuenti?

Ebbene, entrambi risultano assolutamente confermati.

Per i primi, applicati ad imprese di dimensione minore, liberi professionisti e lavoratori autonomi, l’Agenzia auspica che “i dati presenti negli studi di settore vengano sempre maggiormente impiegati quale strumento di selezione per l’attività di controllo”.

L’applicazione del redditometro, invece, è definito strumento essenziale per il controllo delle persone fisiche ma, si prescrive, deve scattare soltanto nei confronti di coloro che presentano “scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.”

Insomma, la circolare analizzata sembrerebbe andare nella direzione di un controllo più sostenibile e di un trattamento “umano” del contribuente, che distingua -nel limite del possibile- da caso a caso e sappia focalizzarsi su chi effettivamente lo merita.

In conclusione, non si può che auspicare che (almeno) alcuni di questi precetti vengano effettivamente assorbiti -e soprattutto applicati- dalla macchina pubblica, perché purtroppo “la teoria è una cosa, la pratica è un’altra”...


dott. Lorenzo Casavecchia