Il primo “Salario Minimo Garantito” sarà a Torino?

Postato in Novembre 2014

Cari lettori,

questo mese dedichiamo il nostro Editoriale a due temi geograficamente lontani, ma incredibilmente vicini per gli argomenti trattati e quantomai contemporanei al dibattito politico sul mondo del lavoro (articolo 18, contratto unico, sindacato di seconda generazione e via discorrendo…).

Gli argomenti sono due: la Mindestlohngesetz (legge federale tedesca sul salario minimo garantito, che entrerà in vigore a gennaio 2015) ed i recenti fermenti sindacali -tuttora in corso- presso il Centro Agro Alimentare di Torino, che nelle ultime settimane hanno lasciato traccia anche nella cronaca nera cittadina con la morte di un commerciante negli scontri della notte fra il 15 ed il 16 ottobre.

 Il 03 luglio 2014 il Parlamento tedesco ha approvato il disegno di legge noto come “Mindestlohngesetz”, che comporterà l´introduzione, in tutto il territorio della Germania, di un salario minimo di € 850,00 lordi: la legge che entrerà in vigore l´01\01\2015 comporterà un aumento salariale per circa 3.700.000 di lavoratori e la Germania è il 21mo Stato dell´UE che ha garantito in tal modo che tutti i lavoratori possano percepire un “anständigen Lohn“ (un salario decente).
Con l’approvazione di questa normativa, il legislatore tedesco ha voluto non solo assicurare a tutti una retribuzione tale da consentire una sopravvivenza dignitosa, ma anche garantire che i contratti collettivi di lavoro –a seguito di un apposito provvedimento del governo federale– potranno essere dichiarati vincolanti senza che debba essere rispettato, come è avvenuto sinora, il quorum del 50% di lavoratori sindacalmente organizzati: da questo quorum, infatti, si potrà prescindere in presenza di un concreto pubblico interesse, anche in ragione del fatto che, a decorrere dal 1998 e fino al 2012, la percentuale di lavoratori ai quali dovevano essere applicati i contratti collettivi di lavoro ha subito un vistoso calo, passando dal 74% al 58% su base federale, con conseguente incremento di coloro che hanno percepito un salario basso in Germania (i percettori di un salario al di sotto della media erano stati il 17,4%, mentre nel 2010 sono passati al 21,7%; un ulteriore aumento si è registrato tra il 2011 e il 2012).

Sotto altro aspetto, la nuova legge tedesca sarà finalizzata a combattere ulteriormente il fenomeno del lavoro nero, con l’assunzione di ben nuovi 1.500 ispettori presso la Zollbehörde (Amministrazione delle Dogane, ente preposto al contrasto del lavoro non regolarizzato), nonchè, tramite una commissione permanente -composta da alcuni membri politici e da altri eletti dai sindacati maggiormente rappresentativi-, a garantire il monitoraggio e proporre variazioni del salario minimo.

Sempre con riferimento al salario minimo, la nuova legge prevede che qualsiasi accordo teso ad eludere il minimo o ad impedire al lavoratore di far valere questo suo diritto è privo di efficacia: soltanto in sede di transazione giudiziale sarà possibile rinunciare a questo diritto.

Innovazioni sono previste anche per quanto concerne la materia della prestazione delle ore di lavoro straordinario, che non potranno complessivamente essere superiori al 50% delle ore di lavoro ordinarie mensili; lo straordinario potrà essere pagato in denaro oppure compensato con ore libere dal lavoro.

Ora, i temi trattati dalla nuova legge tedesca quali punti di contatto hanno con la vertenza sindacale in corso presso il Centro Agroalimentare di Torino (C.A.A.T.)?

Incredibile a dirsi, ma le tematiche oggetto dei subbugli iniziati a maggio 2014 al Centro sono in tutto e per tutto analoghe a quelle poste al vaglio del parlamento tedesco.

Il C.A.A.T. è uno dei più importanti centri italiani di vendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli e rifornisce i mercati e supermercati di gran parte dei centri di vendita di Torino e Provincia; da anni, ormai, il nostro Studio affianca alcuni grossisti e società di logistica che operano all’interno del Mercato, interfacciandosi con i diversi protagonisti della particolare attività che si svolge nel Centro (la giornata lavorativa, in realtà, è la notte lavorativa e gli operatori tutti del Mercato sono talvolta la voce unica di un settore che, ancorchè in crisi, rappresenta molto spesso l’eccellenza della produzione agricola italiana).

Sin dall’originaria e storica sede di via Giordano Bruno, i Mercati Generali (da alcuni anni trasferitisi a Grugliasco nel nuovo moderno sito denominato, appunto, C.A.A.T.) hanno sempre rappresentato la fucina di numerose lotte sindacali, determinate dalle difficili e particolari condizioni di lavoro, in primis dettate dalla ombrosa regolarizzazione dei rapporti di lavoro (spesso, all’epoca, in nero) e dai bassissimi salari riconosciuti ai lavoratori, spesso di provenienza extracomunitaria.

Il trasferimento dei Mercati Generali agli inizi degli anni 2000 aveva comportato la razionalizzazione di numerosi rapporti di lavoro, grazie alla nascita o allo sviluppo di alcune importanti società di logistica ed all’evoluzione di numerosi operatori-grossisti intenzionati a far crescere la propria attività, ma anche a migliore la qualità del lavoro dei propri dipendenti e collaboratori.

A quanto pare, tuttavia, l’evoluzione derivante dalla nuova sede non ha eliminato radicalmente le difficoltose situazioni lavorative, tant’è che la lotta sindacale è tornata prepotentemente a far sentire la sua voce nella primavera di quest’anno: a metà maggio circa 200 persone hanno aderito ad uno sciopero generale di categoria durante il quale i facchini hanno protestato per le pessime condizioni di lavoro e per il licenziamento di 5 colleghi.

Il bilancio è stato di 11 persone ferite negli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, a causa della denuncia del sindacato Si Cobas, secondo cui nella struttura, a fronte di circa 2.000 addetti, quasi la metà sarebbe irregolare. Il facchinaggio, dicono, è gestito da qualche decina di cooperative, molte avvezze ad arruolare con metodi spesso “da caporalato“, con lavoratori “sottopagati, spesso in nero, e in condizioni di schiavitù“: una situazione che i lavoratori di Grugliasco non hanno più intenzione di accettare e che ha condotto all’apertura del tavolo sindacale alcuni giorni dopo, a cui sono stati invitati esponenti politici e sindacali, la direzione del C.A.A.T. ed alcuni rappresentanti dei grossisti e delle società di logistica, ciascuno affiancato da alcuni consulenti, tra cui il nostro Studio che, da sempre, si è fatto portavoce nel settore di una corretta -benchè sostenibile- gestione dei rapporto commerciali e di lavoro fra i soggetti operanti nel Mercato.

Sul tavolo sindacale sono stati posti i medesimi problemi vagliati dalla Repubblica Federale Tedesca: una retribuzione base minima, contratto collettivo di settore (CCNL Trasporti e Logistica) applicato a tutti e controllo capillare degli enti preposti per la lotta al lavoro “in nero”.

La trattativa, ancora non vicina alla sua conclusione, ha però presto già condotto a due risultati importanti: a) molte delle società, soprattutto cooperative ed additate di non riconoscere salari adeguati, hanno conformato le proprie retribuzioni a quelle di altre società del Mercato che, invece, avevano e hanno lavoratori a cui viene regolarmente applicato il CCNL di settore e pagate tutte le spettanze retributive; b) proprio in queste settimane i Carabinieri di Rivoli (TO) stanno setacciando società per società per accertare eventuali irregolarità e, purtroppo, non sono mancate le sanzioni, ma l’effetto immediato è stato quello di vedere ripulita dal Mercato -speriamo per lungo tempo- una fetta rilevante di aziende che, per anni, hanno operato nel settore eludendo normative fiscali e giuslavoristiche.

Non sempre, quindi, i grandi temi politici -soprattutto esteri- devono essere esaminati con distanza ed indifferenza, perchè spesso trattano temi incredibilmente vicini a noi.

Quello che però stupisce in tutta questa analisi è che -almeno una volta tanto- il nostro Paese è certamente più avanzato, sotto il profilo teorico, nella disciplina di queste problematiche.

La nostra Costituzione già prevede la tutela per un salario decente (articolo 36, comma 1: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”) ed i tribunali adottano come riferimento per la retribuzione “proporzionata” quella prevista dai numerosi Contatti Collettivi; anche sotto il profilo del controllo del lavoro non regolarizzato, le norme approvate negli ultimi anni hanno apportato un rigoroso giro di vite alle sanzioni per il lavoro “in nero”, ancor prima che il problema venisse anche solo posto in altri paesi europei.

Ciò che, però, continua a mancare nel nostro Paese è la consapevolezza che il mercato del lavoro necessita di tutele non solo formali, ma pratiche ed adottabili tutti i giorni e, paradossalmente, non solo nell’interesse dei lavoratori, ma anche delle aziende stesse, e la vertenza del C.A.A.T. nè è un concreto esempio.

Al di là dei primari e legittimi diritti dei lavoratori, la tutela dei rapporti di questi ultimi e la necessità di riconoscere loro un’adeguata retribuzione è un obiettivo che sta interessando quantomai sia i grossisti che le altre società che, giustamente, hanno sempre applicato i CCNL e riconosciuto dei salari “decenti”.

Quanto alle prime, la necessità è dettata dalla volontà, soprattutto, di sottrarsi alla responsabilità solidale con le società di logistica di cui si avvalgono: se un lavoratore non regolarizzato, infatti, decide di intraprendere una vertenza nei confronti del proprio formale datore di lavoro, gli è anche consentito di evocare in giudizio, appunto quale responsabile in solido, l’appaltante -ovvero il grossista- che si troverebbe, così, a dover affrontare un contenzioso sorto non per colpa propria, bensì indiretta della società di cui si avvale.

Con riferimento, invece, alle società concorrenti ed adeguatesi alla legge, il loro interesse è garantire che anche tutti gli altri si conformino alla disposizioni normative perchè, molto spesso, la concorrenza spregiudicata del prezzo condotta dai datori di lavoro non regolari è consentita dal basso costo del lavoro, a sua volta dettato dalla consapevole elusione delle leggi fiscali e del lavoro (pagare un lavoratore “in nero” costa almeno la metà di uno “in bianco”...).

Il tavolo sindacale ancora aperto al C.A.A.T., quindi, costituisce certamente l’esempio di come tutte le parti coinvolte siano consapevoli delle difficoltà da affrontare, delle loro cause e degli strumenti da adottare: quello che però ancora manca, ahinoi, sono le risorse sufficienti a consentire agli enti preposti di controllare costantemente la regolarità dei rapporti di lavoro (e, ancora una volta, la fa da padrona la cecità politica di non comprendere che i soggetti preposti al controllo devono essere adeguatamente attrezzati e finanziati) e la pervicace volontà di alcuni di tentare di eludere ad ogni costo le normative di riferimento, ad esclusivo proprio beneficio, ma con l’ignoranza di non comprendere che il risibile guadagno di oggi può essere compromesso da anche solo poche vertenze dei lavoratori e\o dall’intervento degli entri controllori.

Ancora una volta, quindi, non possiamo che auspicare che il mondo del lavoro possa iniziare a remare tutto verso una stessa direzione, ovvero quella del contemperamento della libertà di impresa e di quella dei singoli lavoratori, senza dimenticare il coinvolgimento di un sindacato che possa meglio comprendere la prima, all’insegna -finalmente- dell’ingresso nella seconda generazione di sindacato.

Gute Arbeit zu alle (buon lavoro a tutti)

Avv. Massimiliano Marche