IL CYBERBULLISMO

Postato in Aprile 2014

IL CYBERBULLISMO

 

Ancora un tema di strettissima attualità.

-Hanna Smith aveva 14 anni, viveva a Lutterworth (Inghilterra centrale) e nell'agosto 2013 si è tolta la vita impiccandosi nella sua abitazione. "Se muori nessuno se ne accorgerà", questo l'ultimo messaggio lasciatole da alcuni suoi coetanei sul web.

-Amanda Todds, 12 anni, si è tolta la vita il 10 ottobre 2013. Prima di morire ha lasciato uno sconcertante video su Youtube in cui manifestava tutto il suo malessere e la sua solitudine.

-Francesca aveva 14 anni, viveva a Padova e si è tolta la vita nella notte del 9 febbraio 2014 lanciandosi dall'ultimo piano di un albergo abbandonato, rifugio di tossicodipendenti e sbandati.

-Aurora,14 anni, viveva a Venaria e si è tolta la vita nella notte del 14 aprile lanciandosi dal sesto piano del palazzo dove abitava. Sulla sua pagina Facebook compaiono ancora le sue ultime parole: "quella voglia di andar via e non tornare mai più".

 

 

Cari lettori, molti di voi si saranno certamente imbattuti in notizie del genere che, soprattutto negli ultimi tempi, hanno riempito le pagine dei nostri giornali lasciando sgomento e preoccupazione, soprattuto in chi è genitore di ragazzi di questa giovane età.

Hanna, Amanda, Francesca, Aurora sono solo alcuni esempi degli adolescenti vittime del nuovo fenomeno denominato cyberbullismo che, nei casi più gravi,può portare a gesti estremi.

Strettamente collegato al bullismo, il cyberbullismo se ne differenzia in quanto i comportamenti e gli atteggiamenti diretti ad offendere\spaventare\umiliare la vittima avvengono tramite i mezzi elettronici. Vittima del cyber-persecutore è spesso l'adolescente di età compresa tra i 12 e 15 anni, che oggi dispone con facilità e quotidianamente di apparecchiature tecnologiche tra le più sofisticate, che gli consentono di ampliare a dismisura la sua rete di conoscenze e comunicazioni.

Caratteristiche peculiari del cyberbullismo sono anzitutto l'anonimato del persecutore. Se è vero che trattasi comunque di un anonimato illusorio (ogni comunicazione elettronica lascia sempre delle tracce), è altrettanto vero che per la vittima non è sempre facile risalire al molestatore e, nei rari casi in cui la vittima decide di rendere pubblico il suo disagio, potrebbe essere difficoltosa la sua reperibilità. L'anonimato poi disinibisce il bullo. Altra caratteristica del cyberbullismo è infatti l'abbandono delle remore morali. E' risaputo che nel mondo c.d. virtuale la gente osa maggiormente, dice e fa cose che nella vita "reale" non farebbe\direbbe mai.

Infine, il cybebullismo si caratterizza per l'assenza di limiti spazio-temporali. La vittima è infatti colpita ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo, 24 h su 24.

Ma chi è il cyberbullo? Cosa lo spinge ad assumere un atteggiamento aggressivo e violento?

A volte i motivi sono banali, legati alla giovane età ed a quella "cattiveria" tipica dell'età adolescenziale; altre volte, tali atteggiamenti scaturiscono dalla voglia di ottenere visibilità, di catturare le attenzioni dal mondo esterno, desideri determinati, in alcuni casi, da carenze all'interno della famiglia o del gruppo di amici.

Il Cyberbullo sfrutta l'anonimato per compiere atti disinibiti ed aggressivi, si crede invisibile e quindi non accusabile, e la mancanza del contatto con la vittima gli impedisce di percepirne totalmente il dolore e la sofferenza e quindi di fermarsi. Una volta spento il pc non ci pensi più.

Vittima del cyberbullo sono prevalentemente gli adolescenti ritenuti "diversi", nella maggior parte dei casi per aspetto estetico, caratteriale, altre volte per l'orientamento sessuale o politico. Una recente ricerca dell'Università di Bologna, finanziata dal Corecom e sviluppata dalla Società italiana di pediatria, ha rilevato che il 30% dei ragazzi ha subito almeno una volta un'aggressione in rete, dagli insulti via e-mail a foto e video imbarazzanti pubblicati sul web, e che per molti di essi la violenza avviene più di una volta a settimana.

Il cyberbullismo assume diverse connotazioni: dalla pubblicazione on line di informazioni spiacevoli e imbarazzanti su un'altra persona, all'invio reiterato di messaggi offensivi diretti a ferire, all'estromissione deliberata di una persona da un gruppo on line allo scopo di pregiudicare la sua sensibilità.  Nel centro del mirino ci sono oggi siti internet come Ask.fm ove gli utenti (l'Italia è il paese che conta più iscritti), registrati in forma anonima, possono postare domande e risposte utilizzando toni molto duri e che, ad oggi, ha determinato 15 suicidi tra gli adolescenti in tutto il mondo.

Il funzionamento è semplice ed immediato: si effettua la registrazione (anonima), si pone una domanda, senza limitazioni tematiche, e si attende una risposta.

Unitamente ad un uso utile e funzionale del sito si accompagna però  il pericolo dell'anonimato e da domande innocenti quali "ti piace andare al cinema?"; "qual è il tuo hobby preferito?", si può passare a domande quali "hai mai usato droghe?"; "sei vergine?", che possono aprire le porte dell'inferno se non si è abbastanza pronti e capaci a difendersi, soprattuto se nel profilo ci sono foto o video personali. Inoltre, a peggiorare e rendere più pericoloso il tutto, la totale mancanza di controlli \ filtri a quello che viene scritto.

Come conseguenza, la frequentazione di tale sito è stata associata ad un numero rilevante di episodi di cyberbullismo che, nei casi più gravi, hanno portato ad alcuni suicidi di minori.

Tra le vittime solo alcune scelgono di parlare e rivelare l'angoscia che stanno vivendo ai propri genitori ed alle autorità competenti, anche perchè non tutti sanno che esistono leggi per tutelarli (si pensi al reato di diffamazione, ingiuria, minacce...) e perchè molto spesso raccontare degli insulti ricevuti sul web è motivo di vergogna e debolezza che non si vuole confessare, nemmeno alla Polizia.

Ecco perchè la famiglia della vittima che viene a conoscenza di questi episodi e si accorge del suo malessere, dovrebbe intervenire con un effettivo sostegno morale, senza minimizzare troppo il disagio lamentato, nonchè, qualora necessario, rivolgersi a medici specializzati.

Ruolo determinante nel contrastare questo fenomeno è certamente quello dei genitori, ma altrettanto importante è il ruolo della scuola, al centro della socializzazione e delle capacità relazionali dei ragazzi. Dalla scuola deve partire l'educazione degli studenti a un utilizzo di internet e della rete che sia positivo e sicuro, oltre che a fornire alle famiglie gli strumenti per individuare il fenomeno, affinchè possano riconoscerlo ed intervenire, nonchè offrire il necessario sostegno nell'attività di denuncia.

Anche lo Stato, sulla scia di tutta la serie di episodi di violenza in rete, sta cercando di fornire una regolamentazione all'utilizzo di internet e dei social network, in modo da contrastare il pericoloso fenomeno. Tra le tante proposte di legge, l'ultima, presentata in questi giorni, si pone come obiettivo quello di individuare in maniera specifica i comportamenti di bullismo e cyberbullismo e renderli a tutti gli effetti reati, sanzionabili con punizioni ad hoc.

Infatti, questo nuovo fenomeno può colpire tutti, e la rete, oggi fondamentale strumento di conoscenza e comunicazione, non può trasformarsi in un luogo pericoloso in cui la dignità della singola persona viene quotidianamente ed impunemente calpestata.

Avv. Virginia Nalersi