IO VOTO SI

Postato in Dicembre 2016

Cari lettori,

ad una settimana dal voto sul referendum, vorrei anch’io dare un piccolo contributo, auspicando di fornire chiarimenti utili in favore –soprattutto- di coloro che sono ancora indecisi.

Premetto che io voterò SI, e ritengo importante per il nostro Paese sia il contenuto della riforma, sia il significato politico che questa riforma assume (e che non possiamo certamente tralasciare in un momento così delicato della nostra storia).

IL CONTENUTO DELLA RIFORMA

L’iniziativa legislativa governativa è legittima, ed è legittimata dal voto di fiducia che il Parlamento ha dato a questo Governo. L’illegittimità costituzionale della precedente legge elettorale (sentenza della Corte costituzionale 1/2014) non mette in discussione né l’attività del Parlamento né la stessa riforma, che ha avuto un’ampia discussione parlamentare (in due anni vi sono state quasi 6.000 votazioni).

Il bicameralismo perfetto è da molti decenni considerato inutile, e con il suo superamento il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento è semplificato. Tale rapporto resterà in capo alla sola Camera dei deputati, e si tratta di un superamento equilibrato, perché permette al Senato di richiamare tutte le leggi, impedendo eventuali colpi di mano della maggioranza.

La razionalizzazione delle materie di competenza regionale è necessaria, posto che le Regioni hanno non hanno ben utilizzato i poteri legislativi ad esse attribuiti. La potestà legislativa concorrente vi è ancora, ma lo Stato può intervenire, e vi è la cosiddetta “clausola di supremazia” in favore dello Stato, che è anch’essa necessaria per l’equilibrio tra Stato e Regioni.

È stata stabilita un’opportuna corsia preferenziale per le iniziative legislative governative, e sono stati posti limiti alla decretazione d’urgenza. Il Governo rimane un governo parlamentare, ed il rapporto Parlamento - Presidente della Repubblica - Governo non è modificato.

La riforma (con l’aumento del numero delle firme a 800.000) non penalizza il referendum.

L’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL) è necessaria, posto che quest’organo è completamente inutile.

La riforma, anche per il rapporto con la legge elettorale, consente e rafforza la tenuta del sistema costituzionale italiano. I sistemi elettorali sono solo “strumenti tecnici”, e la legge elettorale -che viene così spesso evocata dagli avversari delle riforme- sarà valutata dalla Corte costituzionale.

Un punto molto importante è che la maggioranza politica non controlla gli organi di garanzia.

IL SIGNIFICATO POLITICO

Dal mio punto di vista, le ragioni del NO non sono convincenti, posto che si concentrano su motivazioni per lo più di carattere politico, che poco hanno a che vedere con il merito; non si dimentichi che in caso di successo del NO il governo presumibilmente cadrà -o per dimissioni o perché i fautori del NO giustamente lo pretenderanno- e tale aspetto è tutt’altro che secondario per una valutazione complessiva del ragionamento.

La maggior parte avversa la riforma sostenendo che si doveva fare in altro modo: parzialmente è vero, ma dimentica che le riforme devono essere anzitutto approvate da una maggioranza parlamentare, che come tale non può essere che una sintesi delle diverse idee, soprattutto in un parlamento come il nostro, dominato dalle cosiddette “coalizioni”, dove veti e controveti penalizzano l’azione del governo (e del medesimo parlamento).

La “riforma ideale” non esiste, ed è il massimo del conservatorismo possibile.

Spesso, nelle discussioni di questi ultimi giorni, io argomento dicendo che anche Renzi avrebbe scritto diversamente taluni passaggi della riforma, ma è necessario operare sempre una mediazione, in assenza della quale nessuna riforma potrà essere portata a termine.

Altro argomento “pruriginoso” è il riferimento alla nuova legge elettorale, che secondo alcuni è addirittura “eversiva”.

E’ la legge elettorale dei Sindaci, e sul punto è veramente difficile comprendere le argomentazioni della parte avversa. I partiti che otterranno più voti (salvo che uno di essi raggiunga maggioranze tali da legittimarlo a governare immediatamente), si affronteranno al ballottaggio, ed i cittadini potranno scegliere liberamente, con la conseguenza che chi vincerà avrà ottenuto oltre il 50% dei voti, nel pieno rispetto delle regole democratiche.

Ritengo che questo passaggio sia il più importante di tutti: è indispensabile, per il futuro, avere maggioranze e governi stabili, che abbiamo non il privilegio, ma l’ “onere” di governare, e se ne assumano la responsabilità.

Le grandi coalizioni, almeno in Italia, hanno dato risultati assolutamente insoddisfacenti, con riforme e provvedimenti “annacquati”, predisposti con modalità tali da accontentare tutti. Prova ne è che in passato tutti hanno sempre attribuito “agli altri” la responsabilità degli scarsi risultati, a totale danno di noi cittadini.

Né possono tacersi, infine, le conseguenze di una vittoria del NO: i partiti che sostengono il NO (eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle, di cui non condivido le ragioni ma che rispetto) sono francamente privi di motivazioni che attengono al merito della riforma, o quantomeno non sono credibili.

Che credibilità può infatti avere -su questo argomento- il centrodestra, che ha inizialmente appoggiato e votato la riforma, salvo poi ritirarsi per il solo fatto che Berlusconi è stato costretto a lasciare il Parlamento per motivi “giudiziari” ?

Che credibilità può avere la “vecchia sinistra” che ha perso il congresso ed è stata spodestata da Renzi e messa inevitabilmente in un angolo ? E’ paradossale, al riguardo, l’atteggiamento della minoranza del PD, che sostiene il NO proprio contravvenendo alle tanto sbandierate ragioni democratiche: si rammenti che nell’ambito di qualunque organizzazione democratica, la maggioranza consenziente vincola la minoranza dissenziente (in difetto, la minoranza dissenziente deve lasciare l’organizzazione).

Ed infine, come poter credere che tutti costoro -gli avversari del governo, intendo dire- il 05\12\2016 possano sedersi intorno ad un tavolo e costruire una nuova legge elettorale (di cui siamo sprovvisti), o predisporre tutti insieme una nuova riforma costituzionale ?

Nel 2018 ci saranno nuove elezioni: con quale legge voteremo se vince il NO ? Ci ritroveremo, presumibilmente, con un Paese senza una maggioranza stabile in grado di costruire un governo, e, a mio parere, il danno che i cittadini subiranno sarà gravissimo. Analogamente, i mercati internazionali ne approfitteranno per affossare il nostro paese, ed i tanto agognati investimenti dall’estero, ancora una volta, prenderanno un’altra strada.

Vi lascio, infine, un ultimo argomento su cui meditare: gli ultimi sondaggi accreditavano al SI una percentuale di consenso intorno al 47-49 %; al riguardo, posto che su questa riforma il governo è avversato da tutte le altre parti politiche, non si può non evidenziare che un governo (ed il suo leader) che raccoglie una percentuale così alta di consenso non esiste in nessun altro paese democratico, ….e mi fermo qui.

Immagino che la seconda parte dell’articolo susciterà qualche polemica, ma invito tutti a ragionarci in modo “laico”, tralasciando, per un momento, le posizioni di parte: il nostro Paese ha bisogno di un governo che possa decidere, e che qualora decida male possa essere mandato a casa da noi cittadini, senza giustificazioni ma soprattutto senza l’ “alibi della coalizione” (alias: inciucio), che nelle scorse legislature si è rivelato, a mio parere, il peggiore dei mali.

Un affettuoso saluto a tutti, e BUON VOTO !

Avv. Marco Capello